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I Bassorilievi

 

Ajalala di Glèlè - Foto DPC/Mission française de coopération
   Ajalala del re Glèlè
La maggior parte delle mura dei palazzi reali d'Abomey è adornata da bassorilievi.

I più impressionanti e meglio conservati si trovano nei palazzi di Guézo e Glèlè. La serie racconta, come in un fumetto e con più dettagli che nelle stoffe applicate, la storia del regno, le credenze e le divinità, il coraggio e l'azione dei suoi figli, le amazzoni o i guerrieri, che permisero la vittoria sui nemici e contribuirono all'espansione del regno.

Dove ha origine quest'arte e qual è la sua tecnica? Che cosa raccontano i bassorilievi? Quest'arte ha conosciuto un'evoluzione? Qui di seguito cercheremo di rispondere a queste domande.


1- Le fonti creative

Bassorilievi, coll. Musée d'AbomeyCome tutte le arti di corte del regno del Danhomè, i bassorilievi s'inspiravano alle fonti orali trasmesse dai "kpanlingan", un gruppo di specialisti che memorizzavano su richiesta la storia dei re. Avevano il compito di recitare in versi, senza il minimo errore, tutte le gesta d'ogni re Danhomè.

Questa fonte, essenzialmente storica, selezionava le informazioni da trasmettere in una sorta di pedagogia della rivelazione; evitava di menzionare le sconfitte subite, che probabilmente dovevano essere di numero pari alle vittorie. Alla fonte storica si aggiungeva la conoscenza che l'artista, vivendo all'interno della corte in prossimità del palazzo, aveva degli usi e costumi, delle tradizioni religiose e della lingua fon, preziosi strumenti per una piena comprensione della forma creata. La dipendenza dalla storia è in parte enfatizzata a seconda dei mestieri e delle arti di corte. Benché supportata dalla storia ufficiale, l'arte dei bassorilievi apre uno spiraglio sulla storia sociale.


2- Le origini dei bassorilievi

Le origini dei bassorilievi sono ancora poco conosciute, ciò nonostante nella cultura fon si possono ritrovare indizi per comprendere tale forma d'arte. I bassorilievi fanno parte dell'universo dei Fon. Nella loro cultura, la terra è considerata uno dei 41 figli del "dio"; in ogni caso essa è la migliore e più importante espressione di Sakpata, divinità della terra, responsabile delle malattie esantematiche. Il bassorilievo, elemento decorativo di un architettura di terra, consacra l'indispensabile collaborazione fra questo dio e gli uomini. Il dio di fatto accetta che la sua carne sia presa per costruire le case e abbellirle.

Le forme meno ricercate di bassorilievo si ritrovano sulle pareti dei templi nella periferia d'Abomey, eretti molto prima di quelli della città capitale del regno. Vi è una prevalenza di forme geometriche, di ruote "a forma di sole" e meno frequentemente dei motivi animalistici, vegetali o umani.

E' difficile datare i bassorilievi più antichi. Le fonti orali di Abomey asseriscono che quest'arte è contemporanea delle stoffe applicate e la datano al regno di Agadja (1716-1740).


3- La tecnica

La tecnica utilizzata per i bassorilievi dei palazzi reali del Danhomè è quella del rilievo infossato. Gli artisti ricavavano, in una parete molto spessa, un'alcova o nicchia, di forma quadrata o più spesso rettangolare, al cui seno era modellato con terra argillosa, la forma desiderata. Una volta terminata, questa assumeva l'aspetto di una figura a mezzo tondo protetto soprattutto dalla pioggia. La tecnica del mezzo tondo permetteva all'opera di integrarsi alla struttura.

Per ottenere una modellatura di alta qualità, gli artisti dei bassorilievi ricorrevano a volte alla terra dei termitai, nota per la sua permeabilità ed elasticità. A questo materiale di base o ad altri tipi di argilla lateritica, era aggiunta a volte della polpa di noce di palma e dell'olio per garantire l'impermeabilità. L'uso della terra argillosa permette ai bassorilievi una grande flessibilità tale da rendere agevole il movimento e la modellatura di figure umane.

Sin dagli anni 80 gli artisti integrano materiali più elaborati che hanno permesso un'evoluzione della tecnica. Creano un modello della forma da eseguire; il modello permette di ritagliare una rete metallica che è poggiata su una bozza incompleta del rilievo. L'insieme è successivamente ricoperto da una rivestimento di terra e cemento. Alcuni artisti vanno oltre inserendo dei chiodi nella bozza preliminare e riempiendola con della malta.

La rifinitura consisterà nel dipingere il bassorilievo. Originariamente le tinture vegetali permettevano di ottenere colori più tenui, meno aggressivi e appariscenti delle odierne tinte acriliche.


4- I bassorilievi nel palazzo di Guézo e Glèlè

La trasformazione dei palazzi di Guézo (1818-1858) e di Glèlè (1858-1888) in museo risale al 1943. La doppia iscrizione sia sulla Lista del patrimonio mondiale che sulla Lista del patrimonio mondiale in pericolo ci ha aiutato a conservare meglio i bassorilievi che ne ornano le pareti. Presenteremo qui di seguito la struttura complessiva con un'analisi di alcune immagini essenziali.

  1. La struttura complessiva
  2. Testimoni della storia, i bassorilievi sulle facciate dei palazzi reali trasmettono informazioni organizzate orizzontalmente e verticalmente in tre registri. Il numero 3 è sinonimo di grande stabilità presso i Fon.

    Bassorilievi di Guézo
       Bassorilievi della ajalala di Guézo
    Il registro inferiore è quello della firma reale che permette a chi parla la lingua fon di identificare il proprietario del palazzo a partire dal suo "nome di vanto": bufalo per Guèzo e leone per Glélé.

    Il registro mediano è essenzialmente consacrato alla guerra o a delle immagini che la evocano, mentre l'ultimo registro è fatto di immagini che rendono omaggio agli antenati e agli dei tutelari della famiglia reale.

    Questi tre registri si svolgono come in un fumetto in cui ogni bassorilievo è un elemento. Poiché sono fissati su dei pilastri, lo stesso ritmo ternario si riproduce su ciascuno di loro, in modo da offrire una lettura sia orizzontale sia verticale. Ritengo che il senso di lettura più pertinente sia quello dal basso verso l'alto. Quelli del palazzo di Glèlè potrebbero tradursi come segue: "Io Glèlè. Signore di questo palazzo, ho condotto numerose guerre come Guèzo mio padre; ho la protezione dei miei antenati e dei miei dei".



  3. Analisi per dettagli
  4. Daghesu, coll. Musée d'Abomey 1 - Daghesu

    Questa creatura dal corpo umano e la testa di ariete, ha nelle mani delle armi: un fucile e una sciabola di gu o gubasa. Indossa alla cinta una cartucciera... Per i Fon questo personaggio è il dio Daghesu; anticipava le armate del regno e gli facilitava la vittoria quando non gliela assicurava. É rimarchevole il modo in cui l'artista ha dipinto il movimento sul bassorilievo. Daghesu è qui in azione; il corpo in avanti, lo obbliga a appoggiarsi su un fucile. L'immagine non è frontale. L'artista ha usato la prospettiva per mostrare il modo in cui il dio muove le gambe, una davanti all'altra.


    2 - Promessa di guerriero

    Promessa di guerriero, coll. Musée d'Abomey Prima di partire per la guerra, i soldati del Danhomè prendevano vari tipi di precauzioni medicinali; ma soprattutto facevano delle promesse al re. In realtà si lanciavano in delle vere sfide, promettendo di riportare come bottino la testa del re nemico o assicurando che si sarebbero lanciati in un corpo a corpo senza precedenti nella storia.

    Questo bassorilievo ricorda la promessa fatta e mantenuta da un soldato del Danhomè di avvicinare il nemico e piantare la canna del fucile nella sua bocca prima di far fuoco. E mantenne la parola. Occorre aver presente che il corpo a corpo era la tecnica che i soldati del regno maggiormente dominavano prima dell'introduzione dei fucili che non erano del resto molto affidabili.


    3 - La presa di un villaggio nel paese dei Mahi

    Questo bassorilievo è un saggio di prospettiva. Si vede una casa ai piedi di una collina. Dietro la casa una récade, quella di Sofignan secondo Waterlot. Presa di un villaggio Mahi, coll. Musée d'Abomey

    Alla località sono attribuiti nomi differenti: Kenglo (paese Mahi), Atakpamè, Gbowèlè. Preferisco raccontarvi la presa di Gbowèlè, considerando la ricchezza dei contenuti storici legati a questa vicenda.

    Gbowèlè era temuto quanto il Danhomè, sia per il suo terreno collinoso che per il coraggio dei suoi abitanti. Il re Agadja fu il primo a fargli guerra perché avevano trattenuto un gobbo, figlio del re di Gbowèlè. Il gobbo era stato venduto a Agadja che lo amava molto poiché danzava bene oltre ad essere un eccellente buffone.

    Un giorno arrivò a corte la notizia della morte del padre del gobbo. Agadja rattristato dall'accaduto, chiese di accompagnare il buffone a rendere l'ultimo omaggio a suo padre. Il re fu generoso con lui attingendo largamente nelle sue provviste di mandrie, stoffe, perle... Ma alla fine delle cerimonie, gli abitanti di Gbowèlè elessero re il gobbo, antico buffone di Agadja. Quest'ultimo in collera condusse due campagne infruttuose contro Gbowèlè. Morì senza aver compiuto il suo voto di recuperare il "suo" gobbo. Agonglo di cui Agadja era lo Joto* non fece meglio. Guèzo di cui Agadja era sempre Joto, volle vendicare la causa dei suoi antenati. Mandò così ad avvisare il re Gbowèlè dell'imminente guerra, due delle mogli del re gli risposero rispettivamente:
    -Awotèkihn? Cioè "Quale indovino lo ha predetto?" e l'altra:
    -Du bi na vo bo agba bi na vo... cioè "A meno che non esistano più polvere da sparo e cannoni!"

    Il re Guézo fece attaccare Gbowèlè e la vinse. La casa che figura ai piedi della collina nel bassorilievo è quella del re Gbowèlè. Guézo ordinò di attraversarla per issare la bandiera del Danhomè in cima alla collina. Un'amazzone s'incaricò del compito. Sconfitto, il re di Gbowèlè fu ricondotto al Danhomè e divenne bovaro al servizio della corona.


    4 - TakunjèhunTakunjèhun, coll. Musée d'Abomey

    Questo bassorilievo evoca l'impiccagione, che Béhanzin ordinò, di Takunjèhun, uno yoruba che viveva nel regno e che si dedicava al traffico degli schiavi. Essendo tale commercio strettamente riservato al re, Takunjèhun fu impiccato.


    Ayidohwèdo

    5 - Ayidohwèdo

    Qui un serpente maschio si morde la coda. Per i Fon, si tratta di Dan Ayidihwèdo, che ha anche l'arcobaleno come emblema.

    Dan Ayidihwèdo è un simbolo sacro per i Fon, è sempre benefico ed elargisce grandi ricchezze.

     

  5. Le famiglie di artisti
  6. Non sembra che vi fossero ad Abomey famiglie costituite in corpi d'arti e mestieri che si trasmettessero il sapere di padre in figlio. Coloro che hanno creato i bassorilievi lo devono più ad una propria destrezza e curiosità personale. Tuttavia, gli Hountondji legati in via diretta alla famiglia reale e gli Atimbasu Glèlè hanno contribuito al restauro dei bassorilievi o alla loro messa in posa.

 

Conclusioni

La cultura fon è una cultura del bassorilievo. Se ne trovano sulle pareti dei palazzi reali ma anche su quelle dei templi, o a volte sulle case degli artisti. Nella maggior parte dei casi coloro che vi abitavano condividevano dei privilegi reali.

La scimmia avida, coll. Musée d'AbomeyContrariamente a quanto si potrebbe pensare, i bassorilievi non avevano nessun carattere denigrante o di umiliazione dell'altro; illustravano, essenzialmente per i figli del regno, le grandi gesta che i loro re avevano intrapreso anche se questi comportavano la lotta contro re vicini dai nomi noti. La loro posizione, sulle pareti dei palazzi privati, ne è la prova. Queste pareti sono situate oltre le due corti interne destinate alla selezione dei visitatori autorizzati ad accedere all'intimità del re.

Oggi, l'architettura della parte meridionale del Benin utilizza frequentemente le tecniche dei bassorilievi per decorare le mura esterne delle abitazioni facoltose. Gli artisti approfittano della disponibilità di nuovi materiali, come il cemento o la fibra sintetica. Anche se solo esteriormente, gli abitanti di questo paese sono certamente orgogliosi che le loro case assomiglino agli antichi palazzi dei re del Danhomè.

 

 

Joseph Adandé
Professore Assistente di Storia dell'Arte
Università Nazionale del Benin

 

 


*Lo joto è l'antenato che si suppone abbia prelevato l'argilla necessaria alla costituzione del vostro essere fisico e morale. In conseguenza gli assomigliate soprattutto nel carattere.

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